A Marechiaro, progetto Parthenope e del Dipartimento di Scienze e Tecnologie finanziato dal Comune di Napoli - Sabato 14 giugno 2014


La delicata fase della messa a mare della boa oceanigrafica della
Università Parthenope, Dipartimento di Scienze e Tecnologie

NAPOLI-Ritorna in mare la boa da 80 mila euro, che era stata gravemente danneggiata, alcuni anni fa, dalla collisione con un natante ed era stata rimessa in secco per le necessarie opere di manutenzione ed aggiornamento. E’ stata riparata, arricchita con nuovi sensori ed ancorata ad un blocco in cemento posizionato a 27 metri di profondità al largo della Gaiola, non distante dalla secca della Cavallara. La boa raccoglierà dati marini utili a prevedere con un preavviso di 5 giorni le mareggiate.

SISTEMA D'ALLARME - Collegata ad una centrale operativa dislocata al Castel dell’Ovo, consentirà dunque di lanciare l’allarme in tempo utile a scongiurare danni sulla terraferma, per esempio alle strutture balneari, o ad avvisare i pendolari del mare circa il rischio dello stop ad aliscafi e traghetti. Rispetto alle ordinarie previsioni meteo, garantiscono i promotori del progetto — Comune di Napoli, che ha comprato la boa da una società scandinava, ed università Parthenope — fornirà dati specificamente calibrati sulla realtà della costa napoletana e con più largo anticipo.

SISTEMATA DAL CACCIAMINE «MILAZZO» - E’ stata condotta in posizione a bordo del «Milazzo», cacciamine della Marina militare capitanato dal tenente di vascello Aldo Simone. Partenza alle 10 dalla darsena Acton. Alle 13 il rilevatore era già al suo posto, mentre un veicolo sottomarino teleguidato cercava invano di rintracciare sul fondale il vecchio corpo morto, quello che assicurava la posizione della boa prima che fosse travolta dall’ignoto pirata del mare. Sulla nave, tra gli altri, il professore Giorgio Boudillon, docente alla Parthenope di Climatologia, meteorologia ed Oceanografia sperimentale, uno dei ricercatori italiani impegnati a lungo nella missione di ricerca in Antartide. «La struttura galleggiante», dice il professore universitario, «raccoglierà una serie di importanti parametri. Tra gli altri: vento, pressione, temperatura, umidità, corrente marina a varie quote, salinità, ossigeno disciolto in acqua e moto ondoso. Attraverso la quotidiana rilevazione di questi dati, dirameremo ogni giorno un bollettino che potrà essere utile, per esempio, ai gestori dei lidi balneari».

MAREGGIATE, «EPISODI RARI» - Non sono frequenti, in estate, le mareggiate devastanti nel golfo di Napoli, se si guarda alle statistiche ed alla memoria storica. «Sono episodi rari — sottolinea infatti il docente della Parthenope — legati in particolare ai forti venti da Scirocco e da Libeccio. Ciononostante, è importante che ci sia uno strumento per lanciare tempestivamente l’allerta. Pensi solo a cosa significherà in termini di danni economici evitati, di attrezzature danneggiate, di rischi a cose e persone ». La boa sarà dunque un campanello di allarme contro il rischio di inondazioni legati a condizioni meteo marine particolarmente severe e sfavorevoli. Non potrà nulla, invece, in caso di maremoto. «Questo», sottolinea il professore Boudillon, «non è un sensore del tipo utilizzato per diramare l’allarme in caso di tsunami ». Problematica, quest’ultima, sulla quale da tempo lanciano l’allarme i ricercatori dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che invitano i decisori politici a stanziare risorse per dotare anche l’Italia di una rete di boe — allarme sul modello di quelle impiegate in altre aree a rischio del globo, per esempio in Giappone e nel sud est asiatico.

Fabrizio Geremicca-Corriere del Mezzogiorno - 16 giugno 2014

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Rassegna stampa Corriere del Mezzogiorno - 15 giugno 2014



Boa ondametrica Dipartimento Dist alla Gaiola Napoli

Una fase della messa in posa alla Gaiola Napoli