News - Un po' del Dipartimento di Scienze e Tecnologie nella missione spaziale Rosetta

Lo strumento made in Naples ha il nome di una pietra preziosa, Giada e si deve alla cura scientifica dell’astrofisica napoletana Alessandra Rotundi, professore ordinario del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell'Università Parthenope di Napoli.

Missione Rosetta - Alessandra Rotundi
Credits: Panorama

E oggi è un gran giorno per la navicella realizzata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) e la Nasa e con un importante contributo campano.
Lo strumento made in Naples ha il nome di una pietra preziosa, Giada, che è in realtà l’acronimo di Grain Impact Analyser and Dust Accumulator , e si deve alla cura scientifica dell’astrofisica napoletana Alessandra Rotundi.
La chiamano «la signora delle comete» che ha dunque un ruolo fondamentale nell’incontro ravvicinato in corso sopra le nostre teste.

L’INCONTRO DOPO DIECI ANNI -
La sonda Rosetta, infatti, raggiungerà la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dopo un viaggio nello spazio durato dieci anni.
L’obiettivo della missione è svelare i segreti di questo tipo di corpi celesti, in particolare analizzando le loro polveri perché, ipotesi non peregrina e valutata da tempo, la vita sulla terra potrebbe derivare proprio da lì, da un pulviscolo caduto dal cielo.
Insomma saremmo tutti «figli delle stelle». Ed è in parte questo quello che Rosetta dovrà appurare in stretto contatto con la 67P.
Non a caso Giada è stata costruita per quantizzare la misura, il numero, la massa e la distribuzione di velocità di grani di polvere che vengono dal nucleo e dalle altre direzioni (tecnicamente riflesso da pressione di radiazione solare ).

Missione Rosetta  - Dipartimento di Scienze e Tecnologie -  Credits: Corriere della Sera
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Missione Rosetta  - Dipartimento di Scienze e Tecnologie -  Credits: Corriere della Sera
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FIGLI DELLE STELLE - La sonda e la cometa passeggeranno a braccetto nell’universo fino a novembre, quando è prevista un’impresa mai tentata prima, ovvero l’atterraggio del lander Philae , una specie di arpione della Rosetta, sulla superficie del corpo celeste.
Quali sono i messaggi nascosti nel complesso linguaggio della nebulosa protoplanetaria cui si devono i mattoni che hanno formato il nostro sistema solare?
Lo sapremo dal veicolo spaziale che invierà dati scientifici fino a dicembre del 2015. E Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, li immagina tutt’altro che marginali: «Si tratta di un momento particolarmente importante per la storia dell’esplorazione dell’Universo - ha detto - ci aspettiamo molte informazioni sulla formazione del nostro sistema solare».
Grazie a Rosetta, dunque, sarà possibile iniziare a sillabare anche l’alfabeto dell’universo
Credits: Corriere della Sera